Quali sono i presupposti per decretare la fine del matrimonio?

Ti sei separata da tuo marito. Il percorso non è stato facile perché ogni piccola cosa era un pretesto per litigare. Ad un certo punto, tuttavia, vi siete resi conto che tale situazione di conflittualità non faceva bene né a voi né ai vostri figli. Ora, hai deciso di chiedere lo scioglimento definitivo del matrimonio perché, nonostante tutto, sei giovane e credi ancora nell’amore. Non preoccuparti, in questo articolo faremo il punto sul divorzio: quali sono le condizioni per ottenerlo? Quanto tempo ci vuole? Quali sono gli effetti? Se l’argomento ti stuzzica la curiosità, allora ti invito a proseguire nella lettura per trovare le risposte che cerchi.

Divorzio: cos’è e cosa comporta

Il divorzio è, in buona sostanza, quella procedura che determina, a seconda dei casi, lo scioglimento definitivo del matrimonio civile (ossia quello celebrato in Comune) o la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario (cioè quello celebrato in Chiesa e trascritto nel registro). 

Attenzione però: supponiamo che due persone si siano sposate in Chiesa (con successivatrascrizione dell’atto di matrimonio). Una volta pronunciato il divorzio, il matrimonio, pur sciolto dal punto di vista civile, è ancora valido dal punto di vista religioso. Ti faccio un esempio pratico.

Tizio e Caia sono di fede cattolica e per questo decidono, di comune accordo, di sposarsi in Chiesa. Dopo circa tre anni, però, la coppia si separa e divorzia.

Ebbene, se Tizio o Caia avessero intenzione di sposarsi nuovamente in Chiesa, devono prima ottenere una sentenza di nullità del matrimonio da parte del tribunale ecclesiastico. Il motivo è molto semplice: la Chiesa considera il matrimonio un sacramento indissolubile che dura fino alla morte dei coniugi (a meno che non intervenga una sentenza di nullità). In caso contrario, sono comunque liberi di sposarsi con il rito civile (cioè in Comune). 

Divorzio e separazione: quali sono le differenze?

Spesso, si tende a fare parecchia confusione quando si parla di separazione e divorzio, perché si pensa che siano la stessa cosa e che producano i medesimi effetti. In realtà, non è così e ti spiego subito il perché: 

  • la separazione sospende temporaneamente gli effetti del matrimonio (come l’obbligo di fedeltà e il dovere di coabitazione) in attesa di una riconciliazione o di un provvedimento del giudice che dichiari il divorzio. Durante il periodo di separazione, quindi, si continua ad essere sposati e sussiste comunque il dovere di assistenza materiale al coniuge economicamente più debole; 
  • il divorzio mette fine al matrimonio per sempre e gli ex coniugi sono liberi di sposarsi nuovamente in Comune con il rito civile.

Tuttavia, in entrambi i casi, sussiste per i coniugi il dovere di provvedere al mantenimento, all’educazione e all’istruzione dei propri figli (qualora ci siano).

Divorzio: quali sono le condizioni per ottenerlo

Eccoci arrivati al tema centrale della questione: quali sono i presupposti per ottenere il divorzio? Secondo la legge, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio possono essere domandati qualora la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa essere mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle seguenti cause:

  • separazione legale protrattasi per almeno 12 mesi (se giudiziale) o 6 mesi (se consensuale);
  • condanna definitiva di un coniuge all’ergastolo (o ad una pena superiore ad anni quindici) per uno o più delitti non colposi, a qualsiasi pena detentiva per il delitto di incesto, violenza sessuale o per induzione, costrizione, sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione, a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio oppure per tentato omicidio a danno del coniuge o di un figlio;
  • annullamento o scioglimento del vincolo matrimoniale contratto all’estero dal coniuge straniero o nuovo matrimonio contratto all’estero;
  • mancata consumazione del matrimonio: in altre parole, i coniugi non hanno avuto un rapporto sessuale tra di loro;
  • sentenza definitiva di rettificazione del sesso: cioè quando uno dei due coniugi ha cambiato sesso con un intervento chirurgico.

A titolo di esempio, se tu e tuo marito vi siete separati consensualmente allora è possibile chiedere il divorzio già dopo 6 mesi dalla data di avvenuta comparizione innanzi al presidente del tribunale per il tentativo di conciliazione (vista la tempistica, in tal caso si parla anche di divorzio breve).

Naturalmente, in caso di separazione giudiziale deve esserci il passaggio in giudicato della sentenza, mentre per la separazione consensuale è necessaria l’omologazione del decreto dal giudice.

Quali effetti si producono con il divorzio?

La sentenza di divorzio produce i seguenti effetti:

  • scioglimento del vincolo matrimoniale civile o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario;
  • gli ex coniugi riacquistano lo stato libero e possono sposarsi ancora una volta, ma con rito civile;
  • i figli minorenni vengono affidati ad entrambi i genitori, a condizione che uno dei due non sia completamente inadatto per avere assunto condotte pregiudizievoli per il minore (pensa al genitore violento o alcolizzato);
  • perdita per l’ex moglie del diritto di utilizzare il cognome del marito, a meno che non ci sia un interesse meritevole di tutela;
  • l’ex coniuge economicamente più debole ha diritto a percepire (periodicamente o in un’unica soluzione) un assegno divorzile. Attenzione: tale diritto si perde immediatamente se la parte beneficiaria si sposa o acquista l’indipendenza economica;
  • l’ex coniuge ha diritto a percepire il 40% del Tfr dell’altro per gli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio e la pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto, a condizione che il coniuge beneficiario non abbia contratto altro matrimonio e percepisca l’assegno divorzile.

Divorzio: consensuale o giudiziale?

Così come per la separazione, è possibile distinguere:

  • il divorzio consensuale: richiesto da entrambi i coniugi qualora raggiungano un accordo sulla regolamentazione di alcuni aspetti, quali il mantenimento, l’assegnazione della casa, l’affidamento dei figli minori, ecc. In tal caso, è necessario depositare un ricorso congiunto in tribunale oppure, in alternativa, procedere con la negoziazione assistita o una dichiarazione in Comune davanti al sindaco (quest’ultima ammessa solo se non ci sono figli minori, incapaci o portatori di handicap gravi o non indipendenti economicamente);
  • il divorzio giudiziale: in presenza di contrasto tra i coniugi. Una volta depositato il ricorso, il presidente del tribunale deve valutare i fatti che rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o che sono causa di pregiudizio per i figli.

Una volta emessa la sentenza di divorzio, questa va trasmessa all’ufficiale di Stato civile per l’annotazione nell’apposito registro.

In qualsiasi momento, è possibile richiedere la modifica delle condizioni del divorzio. In tal caso, però, è necessario dimostrare che siano sopravvenuti dei fatti che giustificano una simile richiesta. Ti faccio un esempio.

Il giudice stabilisce che Tizio deve versare all’ex moglie Caia un assegno divorzile mensile di 400 euro. Dopo circa un anno, Tizio viene licenziato e, tra l’affitto da pagare e il mantenimento, a malapena riesce ad arrivare a fine mese.

Come puoi notare anche tu, nell’esempio che ti ho riportato è sopraggiunto il licenziamento di Tizio che non gli consente più di corrispondere a Caia un assegno di 400 euro mensili. In tal caso, può chiedere al giudice la revisione dell’assegno divorzile, allegando ovviamente le prove che dimostrano il peggioramento delle sue condizioni economiche.

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Fonte: La Legge per Tutti